Premetto che non sono contraria ai compiti a prescindere. Sono contraria al fatto che spesso non si tiene conto della fatica che un bambino dopo molte ore di scuola deve ancora sostenere. Lo studio e i compiti sono spesso un impegno oneroso e non è detto che fatica corrisponda sempre a conoscenza. 
Non è per forza  proficuo passare tante ore alla scrivania a casa invece di uscire, giocare, stare con gli altri. Per di più il gioco non è solo un passatempo per un bambino e un ragazzo, ma è soprattutto un diritto essenziale per sviluppare le sue capacità intuitive, creative e organizzative nella vita e nelle relazioni.
Ma non è tutto: vedo genitori che lavorano tutto il giorno costretti a mandare bambini delle elementari (scuole primarie) a lezione o ripetizioni private diversi pomeriggi per fare i compiti con altre maestre ( magari in pensione) . Questo perché i nonni non sono in grado di aiutare i nipoti nei compiti o perché i compiti spesso sono troppi, sicché in questo modo ci si toglie"l'oneroso fardello"! 
Non oso pensare cosa succederà quando questi stessi bambini andranno alle scuole medie e superiori!
Ma come mai siamo arrivati a questo punto?
Come mai non si riesce ad avere una didattica tale da permettere di esercitarsi a scuola senza poi dover passare altre ore su libri e quaderni?

Vi invito a leggere un post di un'amica blogger. Il tema è COMPITI a casa, e il mio invito è senz'altro quello di riflettere su come vivono i nostri figli il dovere ( in francese compiti si dice : devoir) ovvero i compiti, da svolgere a casa. 
Questa mamma stanca di vedere i propri figli oberati dagli impegni a casa e non liberi di giocare e fare altre attività ha scritto questa lettera per far riflettere altri genitori che si trovano nella stessa situazione:

Cari mamme e papà,
quando, lunedì, ho chiesto a Patrick come mai non avesse studiato geografia per il giorno dopo già nel weekend, così da non ridursi alla sera del giorno feriale, mi ha risposto: “Perché avevo già troppi compiti!”
Ripenso alla prima elementare: le prime volte che aveva dei compiti da fare nel fine settimana, li faceva subito, alle 5 del venerdì. Aveva paura, era ossessivo, puntiglioso. A poco serviva cercare di rassicurarlo, dirgli che c’era tempo. Bene: negli anni il suo atteggiamento puntiglioso e a volte ancora ossessivo e timoroso NON è cambiato. Eppure non ha più l’urgenza di fare i compiti né l’entusiasmo.
Una volta pensavo anche io che i compiti fossero necessari. Forse, in realtà, non me lo domandavo neppure: chi di noi è cresciuto senza compiti? I compiti sono una cosa normale, necessaria. Ma è pur vero che noi tornavamo da scuola a mezzogiorno e mezzo. I pochi che si fermavano al doposcuola passavano il pomeriggio con attività ricreative (non di studio) e facevano i compiti là.
Ora, con una scuola che impegna i bambini 40 ore a settimana(l’equivalente di un lavoro “regolare”), dovrebbe non solo esserci il tempo di assorbire le lezioni ed esercitarsi in aula, ma sarebbe doveroso lasciare il poco tempo residuo (quello a casa) per il riposo, il gioco, la famiglia. Weekend inclusi.
Numerose ricerche confermano che, almeno nella scuola dell’obbligo (e, tanto più, in quella primaria), i compiti sono inutili. Confermano altresì che subissare gli alunni di studio non li rende più istruiti, ma, al contrario, li esaspera. Li “abbuffa” senza nutrirli con efficacia.
Non è forse la stessa cosa con l’educazione? Imbottire i figli di nozioni è l’equivalente di imbottirli di regole. Ci vuole la misura. Poche cose alla volta, fatte bene, di cui fare esperienza, assimilandole.
Vorrei che provaste a riflettere sulla questione, se ancora non l’avete fatto.
Vorrei che i nostri figli, il sabato e la domenica, potessero essere bambini. Non alunni a tempo pieno. Che potessero guardare mamma e papà senza chiedersi: “Perché voi potete riposare e io devo studiare?”. Vorrei che la famiglia potesse organizzare di fare mille cose. Oppure nessuna. E che, in questa scelta, fosse libera, non condizionata da un estenuante “dobbiamo tornare a casa perché lui/lei deve studiare.” Una famiglia ha il diritto di essere padrona indiscussa della propria vita e del proprio tempo fuori da quello scolastico.
Vorrei che la sera, alle cinque, quando tornano a casa, i bambini potessero giocare coi fratelli, fare sport, fare altro. Dopo otto ore a scuola (che sono state imposte – ricordiamolo – non per il loro bene, ma per permettere ai genitori di lavorare), credo se lo meritino. Credo che glielo dobbiamo.
Vorrei ricordare che la scuola è un’istituzione PER il cittadino. Non il contrario. Forse, possiamo fare qualcosa.
Non siete pronti per una visione così diversa da quella con cui siamo cresciuti? Bene, è ora di cambiare. Anche certe attenzioni ai piccoli, la promozione dell’allattamento, l’allattamento prolungato, il co-sleeping, l’invito a giocare coi nostri bambini, le nuove tecnologie, i seggiolini omologati, i caschetti per la bici, le etichette nutrizionali, i padri che preparano pappine e cambiano pannolini: anche tutte queste cose, anni fa, erano impensabili. Oggi le diamo per assodate.
Mi scuso per la lunghezza di questa mail. Ci sarebbe un altro milione di cose da dire. Vi allego un paio di documenti sulla problematica:



Grazie per il vostro tempo, attendo le vostre osservazioni,
Maddalena Capra Lebout, mamma di Patrick e Sarah
Ho condiviso questo post nella speranza di far riflettere quante più persone possibili.
È importante non cedere al pensiero comune sollevando le spalle " perchè così ci è stato insegnato da ormai diverse generazioni" . Per fortuna molte cose che le generazioni passate davano per scontate sono cambiate, ma abbiamo ancora tanta strada da fare.. 
Grazie per la vostra attenzione